#Sorrisiall’Orizzonte: Muhammad -“Io cecchino curdo, nemico dell’ISIS”

Mi chiamo Muhammad, ho 27 anni e provengo da un paese del Kurdistan iracheno. In Kurdistan facevo parte, insieme ai miei fratelli, dell’esercito curdo “Peshmerga” che raccoglie le forze armate combattenti del Kurdistan. Un esercito che utilizza diverse tecniche di guerriglia impegnate a combattere fino alla morte per la difesa del loro stato e si batte da sempre, per l’identità Curda. E’ importante che voi sappiate che il Kurdistan  comunemente viene identificato con la zona a nord dell’Iraq, ma in realtà comprende un territorio più ampio del settore settentrionale e nord orientale dell’antica Mesopotamia, in quanto include i territori turchi, iraniani, iracheni, siriani e armeni. Noi “Peshmerga” siamo conosciuti per le capacità di combattimento e la grande forza interiore, che ha visto anche le donne protagoniste di grandi azioni di difesa dei territori.

Negli ultimi anni, prima di partire, ho combattuto contro l’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Mi sono sempre sentito orgoglioso di far parte dei “Peshmerga”, era un onore per me difendere il paese.

Sei anni fa però, sono dovuto scappare dal mio paese perché i fratelli della mia fidanzata non erano favorevoli al nostro fidanzamento e volevano uccidermi. Mi sono innamorato di questa ragazza, non sapendo che i suoi fratelli facevano parte dei guerriglieri dell’organizzazione jihadista dell’ISIS. Eravamo molto innamorati, ma il nostro era un amore segreto e nessuno poteva saperlo. Dopo qualche mese i suoi fratelli hanno saputo della nostra unione e sono venuti a cercarmi. Mi hanno minacciato dicendomi che avrebbero ucciso tutti i membri della mia famiglia se non avessi interrotto il mio fidanzamento. Queste minacce si sono susseguite per altri mesi, quando un giorno, mi hanno teso un’imboscata ferendomi con un coltello alle spalle all’altezza dei reni. Sono rimasto a terra sanguinante per minuti interminabili, grazie alla prontezza di mio fratello che era con me, sono stato portato in ospedale, operato d’urgenza ed ho subito l’asportazione di un rene, perché troppo danneggiato. Per fortuna mi sono salvato!

Tornato a casa, dopo giorni di ricovero, i miei fratelli mi hanno raccontato che la mia fidanzata era stata uccisa dai suoi fratelli per l’oltraggio che aveva compiuto fidanzandosi di me. Loro hanno raccontato che lei è stata arsa viva, nei giorni in cui io ero in ospedale. Dopo questa notizia, sconvolto, disperato e arrabbiato, per il racconto della morte cruenta della ragazza che amavo, ho sperato che questa notizia fosse falsa, che i miei fratelli mi avessero raccontato ciò per farmi scappare e non farmi uccidere, ma così non era. Il giorno dopo, per paura di essere ancora ricercato e ucciso, ho dovuto prendere la decisione di andare via dal mio paese e di scappare lontano. Dopo giorni di viaggio con mezzi di fortuna, sono arrivato in Turchia. Lì sono stato ospitato da amici di famiglia che abitavano in Turchia da anni. Per un anno ho lavorato come meccanico con il capo famiglia per racimolare un pò di soldi per il viaggio fino in Italia. Dopo un anno ho deciso di partire, con i soldi guadagnati e quelli che avevo da parte e così mi sono recato un giorno al porto di Antalya. Lì ho conosciuto un signore che si occupava delle partenze di noi migranti. La notte sono partito su un barcone. Il viaggio è durato pochi giorni, fortunatamente il mare era calmo. La Guardia Costiera Italiana ci ha visto in mare e ci ha aiutato a sbarcare al porto di Catania.

I volontari delle ONG presenti si sono presi cura di noi con cibo, acqua, coperte e vestiti. Dopo le procedure di rito, sono stato trasferito in un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) della provincia di Napoli ed in seguito al riconoscimento della protezione internazionale, in qualità di rifugiato, sono stato trasferito in uno SPRAR ( Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) della Calabria.  Sono stato ospite di questo centro per un anno, qui mi sono trovato bene sia con gli operatori che con i ragazzi. Con alcuni di loro ho stretto una forte amicizia perché anche loro provenivano dal Kurdistan e dall’Iraq. Passavamo molto tempo insieme e seguivamo spesso le notizie del nostro paese. Se c’era qualche dinamica di discussione con qualche altro ragazzo ci difendevamo l’uno con l’altro.

In struttura mi piaceva molto cucinare, infatti mi offrivo spesso come volontario al turno cucina. Mi piaceva cucinare il riso con le verdure e la carne, il kebab e qualche piatto tipico curdo-iracheno. Per il mio problema al rene dovevo seguire un’alimentazione sana e controllata, per cui avevo anche imparato delle ricette di cucina sana e leggera italiana.

In struttura seguivo il corso di alfabetizzazione e frequentavo anche la scuola, per questo ho potuto prendere la licenzia media.

Gli operatori mi hanno aiutato molto e mi sono stati vicini quando ero molto triste per la mancanza della mia fidanzata e per la preoccupazione per la mia famiglia, perché avevo paura che i fratelli della mia fidanzata potessero uccidere anche loro per colpa mia.

Per questo ho seguito un percorso terapeutico con una psicologa, che mi ha aiutato a convivere con la paura costante che potesse succedere qualcosa alla mia famiglia ed il dolore grande della perdita della mia fidanzata.

Da tre anni mi sono trasferito in Svezia da alcuni amici. Vivo insieme a loro e continuo il mio lavoro da meccanico. Mi piace molto questo lavoro e spero di riuscire ad esaudire un mio sogno, quello di poter lavorare in qualche grande azienda automobilistica. La paura del futuro della mia famiglia  continua a farmi soffrire, ma spero un giorno che la mia famiglia possa raggiungermi qui e vivere serenamente tutti insieme e nel contempo che la pace possa ridare agli uomini la giusta serenità.

A cura di Elisa Servello

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