#EmozionArte: le illusioni di Escher a Brooklyn

Buone notizie per gli amanti dell’arte di Maurits Cornelis Escher: al grafico olandese, meglio conosciuto per le illusioni ottiche e prospettiche che caratterizzano le sue opere, è infatti dedicata una mostra recentemente inaugurata presso la Industry city di Brooklyn in occasione del 120° anniversario dalla nascita dell’artista (clicca qui!).

L’esposizione, aperta dall’8 giugno fino al 3 febbraio prossimo, vanta il contributo congiunto di Arthemisia (un’azienda tutta italiana specializzata nella produzione ed organizzazione di mostre d’arte) e di professionisti quali Mark Veldhuysen, curatore della collezione della Fondazione M. C. Escher) e Federico Giudiceandrea, collezionista e cultore di Escher.

Si tratta, ad oggi, della più grande iniziativa espositiva consacrata negli Stati Uniti a questa controversa ma affascinante figura dell’arte novecentesca: le opere allestite – oltre duecento – abbracciano un arco di tempo che va dai primi lavori degli anni ’20-30 a quelli più maturi del decennio 1950-60, fra cui la celebre litografia Relatività.

Escher nasce a Leeuwarden nel 1898: a scuola si sente poco stimolato ad eccezione del disegno, che coltiva precocemente e che sarà il segno premonitore del suo spiccato e spesso incompreso talento. Nonostante gli insuccessi scolastici, passò quindi all’Università tecnica di Delft e poi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem, dove dimostrò una notevole propensione per le incisioni su matrici di legno.

Viaggiatore entusiasta, visitò numerosi Paesi, tra cui Italia, Svizzera, Belgio, Spagna e Olanda. In particolare, una visita all’Alhambra di Granada gli ispirerà la passione per le trame ed i motivi geometrici di cui esplorerà le potenzialità spaziali ed illusorie in alcune delle sue creazioni meglio note, come Metamorfosi o Mosaico.

L’arte di Escher, in alcuni casi vera e propria sfida alla nostra percezione, è unica nel suo genere: non sorprende, quindi, che una sua litografia venne usata dai Pink Floyd come copertina del loro Leti it bleed, o che le sue opere continuino ancora oggi a destare l’interesse di scienziati e matematici.

Francesco Valente

 

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