Covid-19: LOMBARDIA IN QUARANTENA? No! Facciamo chiarezza

Come canale di informazione positiva e complementare crediamo fermamente che sia immorale speculare su di un virus con una portata tale quella del Covid-19.

Diversamente crediamo che proprio in un delicato momento come quello che stiamo vivendo, si debbano misurare le parole e sia necessario fornire ai lettori informazioni corrette e selezionate da fonti attendibili ed autoritarie.

Per contrastare questa tendenza, nei prossimi giorni saranno pubblicati alcuni articoli sul tema del nuovo Coronavirus.

* * *

DAL 10/3/20 QUESTE MISURE SONO ESTESE A TUTTA ITALIA

Ed eccoci nuovamente con un’altra ghiotta occasione per speculare con titoli sensazionalistici come “CHIUSA MEZZA ITALIA!” in seguito del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) pubblicato oggi.

Un comportamento inammissibile da parte di chi ha la responsabilità di informare i cittadini, e che non fa altro che alimentare la situazione di confusione e panico che già abbiamo denunciato negli ultimi giorni.

Ma partiamo dal principio.

Ieri sono circolate alcune BOZZE del recente DPCM in cui si delineano nuove misure di sicurezza per alcune zone del nord di Italia.

La circolazione di documenti provvisori ha generato, come prevedibile, il panico dei fuori sede che, presi dalla paura di rimanere bloccati per sempre (?) in Lombardia, si sono riversati nelle stazioni per prendere il primo treno in direzione di casa.

Questo comportamento, del tutto non ragionato a mente fredda, porterà 2 conseguenze:

  1. chi non era ancora infetto ha notevolmente aumentato il rischio di ammalarsi, esponendosi a stazioni e treni affollatissimi;
  2. gli infetti, asintomatici e non, hanno sparso ovunque il virus, in particolari in alcune regioni del Sud Italia dove il sistema sanitario è già compromesso e dove, sopratutto, c’è un’altissima concentrazione di persone fragili (magari i loro stessi parenti!).

Di fronte ad una situazione simile è ancora più importante fare chiarezza sulle nuove regole introdotte in alcune zone del nord Italia dal recente DPCM.

1 – Non ci sono più ZONE ROSSE:  Il Paese è stato diviso in due aree (arancione e non). Oggi la ZONA ARANCIONE comprende la LOMBARDIA (tutta), e le province di PADOVA, TREVISO, VENEZIA (in VENETO), MODENA, PARMA, PIACENZA, REGGIO NELL’EMILIA, RIMINI (in EMILIA ROMAGNA), PESARO e URBINO (nelle MARCHE), ALESSANDRIA, NOVARA, VERBANO-CUSIO-OSSOLA, VERCELLI e
ASTI (in PIEMONTE). Non ci sono più le zone rosse, per cui per quelle zone è finito l’isolamento (= le attività lavorative nelle zone rosse non sono più sospese e i dipendenti che abitano in quelle zone vanno trattati come gli altri della zona arancione);

2 – I dipendenti che lavorano nella zona arancione, se possono, lavorano da casa in smart working. A deciderlo sarà l’azienda, che è OBBLIGATA a farlo a meno che non vi siano esigenze comprovabili.

3 – Se non puoi lavorare da casa e/o non c’è lavoro da fare, l’azienda può metterti in ferie, o in permesso retribuito. Oppure, se non ci sono ferie e permessi da scalare o non c’è la possibilità di pagare ferie e permessi, in cassa ordinaria, o fis, o cassa in deroga (su questo bisogna attendere a breve nuove disposizioni, ma intanto i lavoratori già da ora possono essere collocati in sospensione, con comunicazione scritta);

4 – Se ci sono serie ragioni lavorative dimostrabili, i dipendenti che DEVONO lavorare in azienda POSSONO SPOSTARSI per andare e tornare da lavoro. Inoltre, possono entrare e uscire dai territori della zona arancione e/o muoversi all’interno di essi.

5 – Chi ha la febbre (temperatura maggiore di 37,5) DEVE restare a casa e contattare il medico. L’azienda vi considererà in malattia;

6 – Chi è in quarantena o positivo al coronavirus oltre che essere messo in malattia dall’azienda, NON DEVE muoversi dalla sua abitazione;

7 – Tutte le attività che comportano assembramenti, a meno che non sia possibile assicurare la distanza di sicurezza di almeno 1 metro, sono SOSPESE.

8 – Negli esercizi commerciali, nelle farmacie, nei punti vendita di generi alimentari, negli esercizi pubblici vanno assicurate le misure di sicurezza, come il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone. Se non è possibile assicurare il rispetto delle misure di sicurezza, le attività devono restare chiuse.

9 – Sono sospese le attività delle palestre, nonché dei centri ricreativi, culturali, centri benessere, e tutte quelle attività che comportano vicinanza e contatti fisici. Laddove sia possibile, i dipendenti che lavorano in questi settori vanno messi in ferie, in permesso, o si potrà far ricorso agli ammortizzatori sociali.

Commenti

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *