#Sorrisiall’Orizzonte: Ricominciare a vivere

Sono Ismael, provengo da una cittadina dell’Iraq e ho 35 anni. Sono arrivato in Italia nel 2005 a seguito della guerra che in quel momento tormentava quelle zone; sono sbarcato  sulle coste ioniche di un paese in provincia di Catanzaro, in Calabria.

Avevo 21 anni e studiavo Farmacia all’Università di Baghdad, mi trovavo bene e mi piaceva molto studiare. Mio padre lavorava per gli scambi commerciali con i paesi europei. Mia mamma invece era casalinga e si occupava dei miei fratelli e sorelle minori. Ero anche sposato da poco con una ragazza che amavo molto, noi vivevamo insieme ai miei genitori. Eravamo una famiglia felice, seppur in una nazione complessa, ognuno di noi si preoccupava delle piccole cose quotidiane, dello studio o del lavoro; non immaginavamo cosa ci sarebbe capitato da lì a poco.

Nel 2003 è scoppiata la guerra e di seguito, vi è stata l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale, guidata dagli Stati Uniti d’America. L’obiettivo principale dell’invasione era la deposizione di “Saddam Hussein”, già da tempo visto con ostilità dagli Stati Uniti per vari motivi: timori sul tentativo di dotarsi di armi di distruzione di massa, sul presunto appoggio al terrorismo Islamista, sul volersi appropriare delle ricchezze petrolifere e per l’oppressione agita nei confronti dei cittadini iracheni. Molto presto, però, il conflitto si è tramutato in resistenza e in guerra di liberazione delle truppe straniere, considerate invasori da molti gruppi armati arabi: Sunniti e Sciiti. Questa situazione è poi sfociata in guerra civile fra le varie fazioni, causata anche da una squilibrata gestione del potere che ha agevolato le componenti sciite maggioritarie.

Tutto ciò ha portato caos, distruzione e morte. La mia famiglia è stata presa di mira perché mio padre era considerato troppo vicino ai paesi europei e secondo gli estremisti, ciò lo portava ad essere poco fedele allo stato Iracheno. Abbiamo passato mesi molto intensi, con incendi dei nostri beni, minacce assidue ad ogni componente della famiglia; fino ad arrivare un giorno all’uccisione di mio padre verificatasi a seguito di un agguato organizzato dagli estremisti, ciò perché mio padre si era opposto più volte alle pressioni che lo volevano indurre a licenziarsi dall’azienda per cui lavorava. Non sono valsi a nulla tutti i documenti presentati per dimostrare la piena innocenza di mio padre.

A seguire da ciò ho dovuto abbandonare l’università per aiutare mia madre perché i risparmi di mio padre, erano l’unico sostentamento della famiglia. Ben presto ci siamo dovuti trasferire in un’altra cittadina, ospiti di un fratello di mia madre, ma ciò non è bastato perché gli estremisti ancora ci perseguitavano. Mia madre un giorno, mi propose di lasciare il paese e d’intraprendere il viaggio verso l’Italia per vari motivi: ero il primo figlio maschio e gli estremisti mi cercavano, mia mamma aveva sentito che in Italia avrei potuto avere un futuro più sereno, potevo così costruirmi un vita e un giorno magari poter far arrivare anche loro in Italia. Grazie ai risparmi di mio padre e con l’aiuto economico di mio zio sono riuscito a partire. Ho attraversato la Siria e sono arrivato in Turchia, sono rimasto lì un anno per lavorare e racimolare la somma per il barcone. Mi sono imbarcato una notte d’estate e il viaggio è durato diversi giorni; abbiamo attraversato il Mar Mediterraneo in un barcone in pessime condizioni, con donne e bambini. Siamo sbarcati all’alba in una piccola spiaggia di un paese nella provincia di Catanzaro, ci hanno accolto gli abitanti sorpresi da tanta gente in spiaggia. Subito dopo siamo stati condotti nella palestra del paese per gli accertamenti medici e l’identificazione da parte della Questura di Catanzaro. Siamo stati trasferiti in uno SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) situato nel paese limitrofe al nostro sbarco. Sin da subito ho fatto richiesta di protezione internazionale e nel frattempo ho frequentato la scuola per imparare al meglio l’Italiano.

In quel periodo gli sbarchi sulle coste ioniche erano frequenti, spesso di persone provenienti da Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, sbarchi dovuti alle guerre in atto in quelle zone. Sin da subito nel centro hanno chiesto il mio aiuto come interprete. Mentre ero ospite dello SPRAR, sono stato chiamato anche dalla Commissione Territoriale di Governo di Crotone, come interprete nelle audizioni per i richiedenti asilo.

Affrontavo due ore di viaggio per arrivare a Crotone e due ore per il ritorno, mi sentivo utile e tutto ciò mi faceva affrontare la quotidianità con determinazione e speranza per il mio futuro. Chiamavo spesso la mia famiglia, la situazione lì era sempre molto precaria e ciò mi dava forza sul da farsi per costruire qualcosa qui, anche per loro.

Nel frattempo è arrivata la mia notifica di status di rifugiato, da quel momento mi sono sentito più sereno nel poter intraprendere la mia vita in Italia.

Dopo aver avuto la notifica sono uscito dal progetto SPRAR, mi sono trasferito a Crotone così da raggiungere facilmente il lavoro in Commissione e mi sono iscritto all’università per continuare il mio percorso di studi in Farmacia.

Avevo ancora un sogno nel cassetto, riuscire a portare la mia famiglia in Italia. Ho chiesto aiuto agli operatori dello SPRAR con cui ancora avevo ottimi rapporti e così ho avviato le pratiche per il ricongiungimento familiare.

Dopo diversi mesi sono arrivati mia mamma e mia moglie, intanto con grandi sforzi, mi sono laureato e poi insieme alla mia famiglia, ci siamo trasferiti in un paese del Nord Europa.

Negli anni sono tornato spesso in Calabria, quando la Commissione richiedeva il mio intervento e poi successivamente sono tornato per trovare gli amici, gli operatori dello SPRAR, gli operatori dell’Azienda Sanitaria di Catanzaro. Sono molto legato alla Calabria, ai suoi abitanti e al mare; ho dei bei ricordi e li porterò sempre nel mio cuore.

Da due anni sono riuscito ad aprire un emporio farmaceutico e sono in attesa di diventare nuovamente padre.

Sono grato per avere una famiglia felice e compatta e spero che i miei figli possano crescere sereni e spensierati e nella mia nazione possa arrivare la pace.

A cura di Elisa Servello

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