#LaDietadelSorriso: Olio extravergine d’oliva, guida all’acquisto

Dal novembre 2010 la dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità e non serve ricordare le ragioni per cui tale dieta sia il simbolo di un’alimentazione sana ed equilibrata. Il profilo mediterraneo vede quindi la presenza di alimenti di origine vegetale come verdura, frutta, cereali integrali, ortaggi e tuberi, legumi, frutta secca e semi, ed il consumo moderato di alimenti di origine animale, tra cui sicuramente il pesce.

Parlando di dieta Mediterranea non si può certo trascurare l’olio extravergine d’oliva, insostituibile fonte di grassi per qualità, aroma, sapore e tradizione. A prescindere da quali abitudini alimentari si seguano, l’olio risulta essere da sempre un ingrediente fondamentale delle pietanze italiane. Ma possiamo davvero affermare di conoscerlo a fondo? Siamo realmente in grado di riconoscerne la qualità? Di fronte all’acquisto dell’olio si può constatare un’importante differenza di prezzo tra una marca e l’altra, così come tra quanto riportato in etichetta. Cosa determina effettivamente la qualità dell’olio, il marchio, la provenienza o il metodo di lavorazione?

Anzitutto è bene dire che l’Italia è sì, tra i primissimi produttori di olio, ma anche uno dei primi importatori.  A tutela dei consumatori la legge prevede una serie di test ed esami di laboratorio, volti a garantire la veridicità del titolo “extravergine” e la qualità del prodotto. In riferimento a ciò il marchio non risulta certamente sinonimo di garanzia e qualità nel 100% dei casi.

I consumatori possono difendersi da acquisti sbagliati, attraverso un’attenta lettura dell’etichetta posta sul prodotto, sulla quale non dovranno mai mancare il produttore, i valori nutrizionali, il volume, la data di scadenza, il lotto e, sicuramente, l’origine dell’olio e della materia prima. Se la scelta vuol essere rivolta al Made in Italy, allora non basterà lasciarsi abbagliare dalla dicitura riportata sul fronte della bottiglia, ma occorrerà anche sincerarsi della reale provenienza delle olive attraverso un’attenta lettura delle informazioni riportate sul retro della bottiglia stessa.

Un’altra informazione da ricercare è quella sul metodo di estrazione dell’olio extravergine: per “spremitura a freddo” si intende un processo meccanico in cui la temperatura di estrazione (nella fase di rimescolamento) è inferiore ai 27 °C e che consente di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’olio extravergine di oliva. La spremitura a freddo, infatti, permette l’estrazione del contenuto dei frutti preservando tutti i minerali, vitamine e altre sostanze antiossidanti.

Il frantoio a caldo prevede invece l’applicazione di punti di calore superiori a 27°C al fine di migliorare la resa dell’olio ottenuto dai frutti, a scapito però di alcuni indici organolettici dipendenti dai composti antiossidanti (alterati appunto dal calore).

Altro dettaglio a cui porre attenzione è il metodo di confezionamento: da preferirsi gli oli contenuti in bottiglie di vetro scuro o contenitori in acciaio inox, che devono essere esposti in scaffali lontani da fonti di calore e di luce diretta, due fattori che espongono facilmente l’olio a fenomeni di ossidazione.

Ultima raccomandazione riguarda la conservazione casalinga dell’olio extravergine d’oliva. Dopo aver prestato attenzione ai dettagli su provenienza e produzione, bisognerà infatti anche accertarsi che l’olio sia conservato correttamente anche all’interno delle mura domestiche. Occorrerà quindi ricordarsi di riporre sempre il prodotto al riparo da fonti di calore, preoccupandosi di richiudere accuratamente la bottiglia immediatamente dopo il suo utilizzo. Per mantenere inalterate le proprietà benefiche ed antiossidanti dell’olio è fondamentale farne un uso consapevole; la cottura andrebbe evitata, favorendo un uso del prodotto esclusivamente “a crudo”.

A cura di Giorgia Lombardo

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