#EmozionArte: Scrivo, dunque sono; il piacere della scrittura a mano

Nell’era dei social network, degli acquisti all’ultimo click, delle connessioni ultra veloci, quante volte avete segretamente sognato di rallentare un attimino? Questo articolo è per voi.

Non starò qui a negare gli indubbi benefici che ogni giorno ricaviamo da tutta questa rapidità, né dell’utilità di questo o quel servizio. Vorrei semplicemente qualche minuto del vostro tempo per mostrarvi la bellezza dell’other side, la faccia nascosta della luna.

La tecnologia invecchia a distanza di pochi mesi, nuove emoticon spuntano come funghi colorati dall’humus della nostra fame di espressione visiva, e la Crusca ha il suo bel da fare con neologismi in -oso

Eppure, certi amori non tramontano mai.

No, non sto pensando di rispolverare la nonna chiusa in un armadio, tranquilli.

Un po’ come la passione per il vintage o quella dei vinili, la scrittura a mano è tornata timidamente alla ribalta qualche tempo fa, con la riscoperta della cara vecchia lettera, e sta continuando a far parlare di sé.

Secondo uno studio scientifico recente, scrivere a mano farebbe bene al nostro cervello, incentivando lo sviluppo della memoria e permettendoci di fare maggiore chiarezza nella nostra testa. Quando mettiamo qualcosa nero su bianco, infatti, lo isoliamo dal flusso abituale dei pensieri: in un certo senso, possiamo “osservarlo” mentre esce dalla nostra mente e si posa sulla carta, un po’ come col Pensatoio ben noto ai fan di Harry Potter.

Prima di raccontarci a chi eventualmente ci leggerà, infatti, quando scriviamo a mano ci raccontiamo innanzitutto a noi stessi. Scrivere è anche scriversi, prendere consapevolezza di chi siamo. Vi ricordate di quando avete confessato al vostro diario adolescenziale il primo appuntamento galante, solo per accorgervi in fase di redazione che lei/lui aveva probabilmente fatto un tuffo nel profumo, o che l vostro vestito era un tantino vistoso? Ecco, qualcosa del genere.

Scherzi a parte, scrivere a mano è figo: l’inchiostro scorre dalla punta della penna, accarezza la carta, vi lascia impresso il suo colore. Un piacere di istanti, ma pur sempre un piacere. E se ci prendete gusto, scoprirete che quello degli strumenti di scrittura e degli inchiostri è un piccolo mondo a parte, con un fascino tutto suo, estetica compresa.

Verde scuro o blu brillante? Stilografica o sfera? Ad ognuno il suo, ce n’è per tutti i gusti. Quello che conta davvero è lo spazio che regalate ai pensieri, la possibilità di lasciarli respirare in una dimensione alternativa, tutta vostra, fuori dal chiasso di una vita frenetica.

Per quelli fra di voi che hanno il pallino di “lasciare una traccia” ai posteri e in nome di tale principio si sentono in dovere di immortalare pranzi e feste, sbucciature al ginocchio, manicure e pedicure, niente panico: la carta ci ha pensato secoli prima.

Che decidiate di tenere un taccuino o spedire una lettera, carta e penna possono fissare i ricordi altrettanto bene di una Polaroid o di una storia su Instagram, e non avrete nemmeno bisogno della funzione “cerca”. Ogni volta che rileggerete la cartolina di un’amica lontana o quel bigliettino zuccheroso che avevate recapitato invano al bello di turno, tempo e spazio vi riporteranno a quell’istante: una piccola magia non-tecnologica, ma ancora in grado di emozionare.

Francesco Valente

 

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