Ovidio è di nuovo “romano”: 2000 anni di giustizia

Si sa che spesso noi italiani ce la prendiamo comoda con i tempi. In questo caso ci sono voluti “solo” 2.000 anni per poter tornare a chiamare Ovidio un cittadino romano.

Publio Ovidio Nasone nasce infatti il 20 marzo del 43 a.C. a Sulmona da una famiglia facoltosa, appartenente alla classe equestre. A 12 anni si reca a Roma con il fratello Lucio per completare gli studi. Frequenta le lezioni di grammatica e retorica dei più insigni maestri della capitale, in particolare Marco Aurelio Fusco e Marco Porcio Latrone.

Nell’8 d.C, purtroppo, il celebre autore cadde in disgrazia agli occhi dell’Imperatore Augusto, che per punizione lo relegò a Tomis, l’attuale Costanza, dove poi morirà.

Ieri dunque l’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità la mozione per “riparare al grave torto subito”.

Molti di voi potrebbero pensare che la notizia sia di poca importanza, inutile alla risoluzione dei nostri crucci quotidiani. Credo, tuttavia, che per poter guardare fiduciosi al futuro sia necessario avere radici solide, chiare. E ricordare uno dei grandi del nostro paese, rifflettere sul conceto di ingiustizia e cercare di porvi rimedio non faccia mai male.

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