L’invenzione senza gender gap: cronache dalla Maker Faire

Si è appena chiusa la Maker Faire a Roma ed i risultati non possono essere più incoraggianti.

Per i novizi del settore, si tratta di una delle più grandi fiere tecnologiche insieme a quella di New York. Nasce nel 2006 nella zona di Bay Area di San Francisco come un progetto della rivista Make: magazine. Da allora è cresciuta in una grande rete mondiale di eventi di punta e di eventi indipendenti.

L’edizione di quest’anno ha portato particolarmente gioia soprattutto in relazione al grande dibattoto “donne e scienza”. Come ben sappiamo, la scienza tende ad essere un mondo spesso di dominazione maschile, poichè fin dall’infanzia si parla di “grandi scienziati maschi”, nominando solo di passaggio personaggi femmini del calibro di Marie Curie o Rosalind Franklin.

Possiamo, con soddisfazione, affermare che questo dilemma non ha affatto riguardato l’Area Kids, pensata per bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni, con attività e laboratori messi a punto da Codemotion Kids per imparare giocando.
Sono 15mila i giovanissimi attesi nei 10mila metri quadrati di superficie espositiva dedicata ai maker in erba. Qui imparano a comandare da remoto un rover simile a Curiosity della Nasa, costruiscono robot con led, batterie e motori.

Quello che manca è il gender gap. Nei laboratori bambini e bambine sono presenti in egual numero e lavorano gomito a gomito. L’obiettivo, osservano gli organizzatori di Codemotion, è che la prossima generazione di maker sia fatta da donne così come da uomini.

Nel mondo digitale, comunque, le artigiane stanno già crescendo. Alla Maker Faire quest’anno c’è il 25% in più di maker donne rispetto al 2016. E tra i progetti in mostra ce n’è uno nato proprio per superare il gender gap. “Uncinetto Type-D”, lanciato a Fabriano durante la settimana della Rosa Digitale per la parità dei sessi, rivisita il mondo del tessile in chiave tecnologica avvicinando gli uomini.

Noi, all’interno di questa corrente, abbiamo deciso di affidare la nostra rubrica tecnologica ad una giovane donna, Annalisa, che reputiamo meravigliosa e competente e, ai nostri nipoti, parleremo anche di Ada Lovelace e Barbara McClintock.

Perchè tale impresa?

Perchè il sorriso non ha genere nè razza.

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