#IlSorrisodelfuturo: Il futuro digitale in Italia

Quando abbiamo bisogno di ottenere un qualsiasi documento da un ente pubblico, spesso ci vengono in mente le scene del vecchio – ma sempre attualissimo – film Brazil (1985), in cui la burocrazia travolge le nostre vite in modo assurdo e incomprensibile. E da un recente studio di Confindustria, in effetti, spicca quanto l’Italia abbia una burocrazia eccessivamente lenta, che porta costi elevati sia per le imprese che per lo Stato. Esponenti di spicco del mondo della tecnologia in Italia sottolineano proprio come la burocrazia italiana sia obsoleta e restia al cambiamento, come racconta il vice-presidente del Fermo Linux Users Group Marco Alici in un’intervista a Vice:  “Ci sono uffici che mantengono licenze di sistemi operativi proprietari obsoleti solo per poterci lavorare comodamente, con tutti i rischi del caso riguardo alla sicurezza”.

Un problema che riguarda non solo la politica, ma soprattutto la cultura digitale in Italia, non ancora abbastanza matura da comprendere l’importanza dei sistemi di cybersecurity, della digitalizzazione dei documenti e della grande distanza che questi gap digitali provocano tra organi pubblici e cittadini.

Per uscire dalla valanga di documenti che investe il protagonista di Brazil, l’unico modo è creare un intero sistema burocratico da zero, interamente digitale, che metta i cittadini in primo piano nel fornire tutti quei servizi pubblici di cui hanno bisogno.

Ecco che spunta la figura di Diego Piacentini, manager di fama internazionale, che si è assunto l’ingrato compito di svecchiare la nostra burocrazia dall’agosto 2016, sotto decisione dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fino al 2018 – completamente pro bono.

Piacentini, dopo essere stato Vicepresidente di Apple Europa e successivamente Vicepresidente Internazionale di Amazon, ha deciso di mettersi in aspettativa da quest’ultimo incarico per aiutare il Paese a creare delle solide basi tecnologiche nella propria burocrazia, capitanando il Team Digital del Governo.

Tra i progetti che porteranno l’Italia nel Ventunesimo Secolo troviamo l’identità digitale (Spid), l’anagrafe nazionale e il sistema di pagamenti PagoPa. Tutti questi progetti mirano a velocizzare i sistemi burocratici italiani più comuni, favorendo anche i pagamenti delle tasse e chiudendo le porte agli evasori fiscali, colpevoli del rincaro delle tasse comuni.

Ma come introdurre queste novità digitali in un sistema culturale pubblico ancora fermo agli anni Ottanta? La risposta di Piacentini rispolvera le teorie Comportamentali di skinneriana memoria: gli incentivi. Se paghiamo la Tari via web avremo uno sconto sulla tassa. Se prendiamo la tessera dello studente (o dell’insegnante) otterremo dei buoni da spendere in cultura e insegnamento. E così via. D’altronde, i costi per un pagamento delle tasse effettuato online sono nettamente inferiori a quelli sostenuti per effettuare lo stesso pagamento vs-à-vis con un operatore. Il tutto in un’ottica interamente OpenSource, che manda un messaggio chiaro e forte a chiunque voglia migliorare il nostro sistema: il Team Digital sta creando le basi, ma per velocizzare i processi c’è bisogno di tutti noi.

Ma se non si conosce nessun linguaggio di programmazione, come è possibile contribuire? Alla base di questo ambizioso progetto c’è un radicale cambiamento culturale, che porta i cittadini a sentire lo Stato sempre più distante e fuori dal mondo. “Una ricerca del Politecnico di Milano – spiega Piacentini in un’intervista a Repubblica – dimostra che uno dei motivi principali di arretratezza digitale è il bias, il pregiudizio percettivo dei cittadini nei confronti dello Stato. I cittadini, tutti noi, non crediamo neppure sia possibile ottenere servizi online. E dunque andiamo allo sportello di persona. Ci vorrà tempo, efficienza e comunicazione perché le cose cambino”.

 

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