#SorrisiCondivisi: quella trousse

Dal giorno della sua scomparsa avevo lasciato la sua affezionata borsa, di pelle marrone, appesa all’attaccapanni della mia camera da letto.

Ogni volta che mi avvicinavo per posare o prendere qualcosa e la sfioravo evitavo di toccarla, aprirla e rovistarla.

Per me in quel momento era un dolore enorme farlo e pertanto rimandavo la cosa.

E’ stata cosi per quasi tre anni appesa e mai aperta.

Qualche mese fa ho sentito il bisogno di aprirla e curiosare. Infilando le mani nella sacca mi sono ritrovata diverse sue cose come il portafoglio con i suoi documenti, dei fazzoletti, tante pastiglie che sicuramente abitualmente si somministrava per alleviare i dolori con cui conviveva da tempo.

Tra le tante cose sparse ho trovato anche una trousse marrone con disegni in fantasia: l’ho aperta e ho trovato diversi rossetti di diverse forme e tinte.

Mi sono commossa, lei era sempre perfetta quando usciva di casa e mettersi il rossetto sulle labbra per lei era un gesto rituale.

Adorava le tinte rosa, mattone e anche rosso acceso.

Ricordo benissimo il suo sorriso che era arricchito e completato da un bel rossetto.

Ho deciso cosi di appropriarmi della sua trousse e la porto sempre con me, ogni volta che cambio la borsa lei viene trasferita e spostata.

Ogni mattina, ormai per me è diventato un rito, prima di uscire di casa apro la trousse prendo il primo rossetto che mi capita tra le mani e me lo dò.

Un giorno ho le labbra rosa, un altro mattone e qualche volta rosso acceso e quando mi fanno notare che ho un bel rossetto.. io sorrido .. e rispondo sempre: “E’  il rossetto della mia mamma..”, che conservo preziosamente in borsa e amo compiere quel gesto, ormai rituale, per sentirla più vicina a me e nel contempo indossare il suo rossetto è come se volessi indossare anche il suo bellissimo “sorriso” che mi porto dentro da tre anni e che sarà sempre stampato nella mia mente.

Renata Sorba


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