#Brexit: e adesso?

La maggioranza del popolo del Regno Unito ha deciso: vuole lasciare l’Unione Europea.

Così si sono pronunciati 17.5 milioni di cittadini inglesi. Un evento da scongiurare per molti e che senza ombra di dubbio cambierà le sorti del popolo inglese ed europeo.

Ma se da un lato il Regno Unito teme un crollo economico-finanziario, cosa succederà invece all’Europa? Sarà davvero un disastro oppure nuove opportunità si delineano all’orizzonte?

La verità è che per i cittadini inglesi ed europei non cambierà nulla, almeno nel breve periodo.

Infatti, anche se pochi lo dicono, il referendum appena svolto non ha alcun valore legale, ma solo consultivo. Un dettaglio non da poco se consideriamo l’entusiasmo con cui i pro-Brexit stanno cavalcando l’esito del voto.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi se il Brexit porterà davvero ad una scissione oppure rimarrà solo uno specchietto per le allodole per il popolo inglese.

Ad allungare i tempi ci penseranno inoltre il Consiglio Europeo ed il Parlamento inglese, che impiegheranno almeno 2 anni di negoziazione per decidere le modalità con cui avverrà questo processo.

Ma la vera opportunità per il mercato europeo potrebbe dipendere dagli eventuali dazi che verranno imposti alle aziende che dall’UK esportano verso l’Europa. Un’imposta che potrebbe spingere molte multinazionali con sede nella City a spostarsi nei confini europei, portando alla formazione di nuovi hub industriali e finanziari come a Dublino, Parigi, Milano e Berlino.

Insieme alle aziende si sposteranno anche molti dei loro dipendenti e altri cittadini inglesi che, diversamente una volta ufficializzato il Brexit, perderanno la libertà di movimento, di lavoro e diritto all’assistenza pubblica gratuita nei Paesi europei.

Uno scenario che da un lato potrebbe provocare una battuta d’arresto all’economia inglese, dall’altro un aumento del PIL nella zona euro.

E il popolo europeo?

Da quando il Regno Unito nel 1973 decise di entrare a far parte della Comunità Economica Europea, le relazioni tra Londra e Bruxelles non sono mai state rosa e fiori.

Una convivenza difficile che, abilmente, ha permesso all’UK di portare a casa una serie di agevolazioni sulle regole valide per gli altri paesi dell’UE e, grazie a Margaret Tatcher, un considerevole sconto sul contributo annuale che il Regno Unito deve versare alle casse europee.

Con l’uscita del UK dall’Europa si potrebbe quindi riscoprire una politica più vicina agli interessi dei cittadini europei, libera dalle pressioni imposte dalla governance inglese.

Un vantaggio non solo dal punto di vista economico – gli accordi strategico-commerciali con il Medio Oriente, Iran e Africa ne sarebbero un esempio – ma anche socio-culturali. La recente denuncia di Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Kirill per fermare il massacro dei Cristiani in Oriente ne è una dimostrazione.

Nuovi referendum?

Ora a chiedere di tornare alle urne saranno sicuramente molti cittadini scozzesi e dell’Irlanda del Nord che da sempre hanno manifestato la voglia di lasciare il Regno Unito ed allo stesso tempo di rimanere nell’Unione Europea.

Dall’altra parte, nuovi Paesi dell’UE governati da forze indipendentiste cercheranno di emulare il percorso intrapreso dal popolo inglese.

Cosa ci dobbiamo aspettare?

Il Brexit non sarà certamente l’ultimo atto nella storia tra Gran Bretagna e Unione Europea. Cessata la nevrosi del momento nulla di catastrofico per i cittadini europei ed inglesi si delineerà all’orizzonte. Sarà nell’interesse entrambe le parti evitare i danni di una rottura irreversibile optando per un’uscita “morbida”.

Alla fine ne uscirà un’Europa più piccola ma più unita e forte? Sarà questo il passo decisivo verso la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa? Staremo a vedere.

Forse ti interessa anche:

Condividi su Email this to someoneShare on TumblrShare on LinkedInShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *