Tornado a Milano. Ecco cosa fare in caso d’emergenza

Esattamente un mese dopo l’Earth Day (Giornata Mondiale della Terra) questa settimana si è verificato a Milano l’ennesimo evento atmosferico atipico per il nostro paese: un mini-tornado.

Cosa possiamo fare quando siamo colti alla sprovvista da questo genere di eventi e come possiamo metterci al sicuro?

Iniziamo col dire che una tromba d’aria (o tornado) si forma quando l’aria calda in salita incontra con aria fredda e asciutta che scende verso il basso. Dopo questo scontro il flusso d’aria calda si espande formando una nube temporalesca che, a causa dei venti laterali, inizia a roteare portando alla formazione di un tornado.

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I danni che un tornado può provocare sono funzionali alla sua intensità, tempo di vita e, ovviamente, dei detriti che esso è in grado di trasportare. L’insieme di questi fattori comporta che la vita di un tornado possa durare pochi secondi o addirittura, in rari casi, alcune ore. Mediamente però la maggior parte degli eventi di questo genere dura meno di 10 minuti. Tuttavia, uno degli elementi che determina la pericolosità di un tornado è la sua dimensione che può variare da alcuni metri ad oltre 4 chilometri. Sino ad ora l’evento di maggiori dimensioni mai registrato è avvenuto il 31 maggio del 2013 in Oklahoma e ha raggiunto un diametro di 4.2 km.

Ma come si classifica un tornado?

La scala che si utilizza per classificare i tornado si chiama Enhanced Fujita (EF) ed è caratterizzata da 5 livelli basati sul grado di dannosità dell’evento.

Nel caso del tornado che si è verificato nella periferia di Milano lo scorso 23 maggio, si è avuto a che fare con un livello 0: dal momento che non ha causato alcun danno (principalmente dovuto al fatto che si è abbattuto su campi agricoli).

Perché un tale fenomeno si è manifestato in Italia?

In realtà, l’Italia è da sempre territorio fertile per la formazione di trombe d’aria. Tuttavia, esse non vengono spesso ricordate a causa della scarsa “memoria meteorologica”. In primavera ed estate si ha una maggior frequenza nella zona settentrionale, mentre in autunno i fenomeni aumentano al Sud, quando si ha una maggior differenza di temperatura tra le acque calde del Mediterraneo e le correnti fredde sub-continentali.

Ma cosa fare per la nostra sicurezza?

I comportamenti da adottare per ridurre al minimo il rischio dipendono dal luogo in cui ci troviamo e dal grado di preavviso che abbiamo nei confronti di tale evento.

Qualora ci trovassimo nella nostra dimora è auspicabile rifugiarsi in una stanza centrale alla casa, come un corridoio centrale senza finestre o  un seminterrato/cantina. Rimanere lontani dalle finestre sdraiandosi sul pavimento è fondamentale al fine di evitare che i detriti trasporti dalla torba d’aria possano mettere a repentaglio la nostra incolumità. Un’altra valida alternativa potrebbe essere quella di ripararsi nella propria vasca da bagno coprendosi con coperte e cuscini. Mai perdere tempo a chiudere le finestre perché verranno comunque distrutte.

Se invece siamo in giro per strada con la nostra autovettura, non provate a seminare il tornado cercando di superarlo; la sua direzione, velocità e dimensione potrebbe variare così rapidamente da rendere vano ogni tentativo di fuga. Diversamente, abbandonate l’autovettura e rifugiatevi in un avvallamento del terreno accovacciandosi e offrendo meno superficie del proprio corpo possibile. Tenete la testa tra le gambe coprendola con le mani.

Se invece è impossibile abbandonare la vettura, tenere la cintura allacciata, abbassate la testa e allontanatevi dai finestrini. Mai rifugiarsi sotto i cavalcavia o i ponti: il vento si incunea al di sotto aumentando d’intensità.

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