Perché il 2016 è #bisestile?

Trenta giorni a novembre, con aprile giugno e settembre.

Di ventotto ce n’è uno tutti gli altri ne han trentuno.

Così recitava la filastrocca che mi hanno insegnato alle elementari per ricordare i giorni dei mesi. Un metodo semplice ed efficacie, finché non si resta fregati dall’anno bisestile. Un anno da dimenticare per i superstiziosi, bizzarro per chi nasce il 29 febbraio.

Ma perché siamo obbligati ad aggiungere un giorno al nostro calendario ogni 4 anni?

Prima di svelarvi il mistero, ecco alcuni trucchi per scoprire subito se l’anno che verrà sarà bisestile:

  • Un anno bisestile è divisibile per 4, tranne gli anni di secolo (es. 1700, 1800, 1900), a meno che non siano divisibili per 400 come nel caso dell’anno 2000;
  • Gli anni bisestili non iniziano e finiscono nello stesso giorno della settimana.

Ma qual è il motivo di tutto ciò?

Il segreto sta nel pazzo giro attorno al Sole che compie ogni anno la nostra Terra. Una rotazione che non dura esattamente 365 giorni come siamo abituati a pensare, bensì 365 ed un pezzettino (365.24 giorni per l’esattezza). Un vero problema se si vuole dividere il calendario gregoriano (il nostro) in 4 stagioni esatte.

La soluzione? Aggiungere un giorno intercalare, il 29 febbraio, ogni 4 anni in modo da ri-sincronizzare l’anno solare con le stagioni. Diversamente le nostre stagioni slitterebbero rispetto al nostro calendario di 25 giorni ogni 100 anni.

L’origine dell’anno bisestile risale all’epoca di Giulio Cesare con l’introduzione del calendario giuliano nel 46 a.C, anche se questa regola fu successivamente corretta con il calendario gregoriano nel 1582 grazie a Papa Gregorio XIII. Una scelta che non fu priva di conseguenze: per compensare la sfasatura fra i due calendari fu necessario saltare i giorni compresi tra il 4 ed il 15 ottobre, così dopo il 4 ottobre 1582 venne il 15 ottobre.

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