Attentato a Parigi: il ruolo dei Social Network!

Il terribile attentato avvenuto a Parigi per mano dei terroristi dell’ISIS ha creato una mobilitazione della collettività senza precedenti. I Social Network hanno giocato l’importante ruolo di collante a livello nazionale e internazionale. Vediamo come.

Il simbolo della tragedia tracciato sui cieli di Lione

Non appena sono venuta a sapere quanto avvenuto la sera precedente a Parigi, la mia prima reazione è stata quella di guardare su Facebook come stavano i miei amici che vivono da quelle parti. E scommetto che è stata la prima, quasi istintiva reazione di molti altri. Perché?

I Social Network come Facebook sono molto più che una vetrina per il nostro ego: sono una traccia digitale, concreta e consultabile, della propria e altrui rete sociale, che circoscrive la cerchia familiare e le amicizie strette e lontane, fino a includere conoscenti che magari abitano nel proprio paese o con i quali si ha avuto a che fare solo una volta nella vita.

Quando sono entrata nel mio account Facebook, avevo già in mente una lista di amici da contattare, ma volevo anche rintracciare tutte quelle persone che definiremmo “conoscenti”, dei quali non ricordavo perfettamente il nome e cognome. Chiunque vivesse o potesse trovarsi a Parigi, sarebbe passato attraverso la mia preoccupatissima ricerca sul Social. Ma Facebook ha anticipato le mie mosse. E sono sicura che abbia anticipato anche le vostre.

Parigi Attentato Facebook
La schermata principale dell’app “Safety Check” di Facebook

L’app “Safety Check”
Lanciata nell’ottobre dell’anno scorso, l’applicazione “Safety Check” ha permesso a tutti gli utenti di Facebook di comunicare con un semplice clic il proprio stato di sopravvivenza all’accaduto.

L’app, concepita per essere utilizzata durante le catastrofi naturali, è stata riproposta per la prima volta in caso di attentato. Molte critiche si sono focalizzate sulla scelta dell’utilizzo di questo strumento solo per l’attentato di Parigi e non per quelli che avvengono nelle altre parti del mondo. Ma, come specificato in un post da Alex Schultz (Vicepresidente alla Crescita in Facebook), l’app risulta poco efficiente nel caso di attentati frequenti (come avviene durante lo stato di guerra). In quella situazione, infatti, dire di essere “in salvo” oggi non significa che lo si sarà domani, poiché durante un conflitto in atto non è chiaro quando l’evento inizia e si concluda. Quindi l’applicazione sarebbe risultata inutile e controproducente.

Come funziona il Safety Check
L’applicazione di Facebook è di una semplicità disarmante. Grazie alla geolocalizzazione del cellulare, all’ultima segnalazione geografica dell’utente o alla città inserita nel profilo, la persona che si trovava a Parigi in quel momento ha ricevuto un breve messaggio: stai bene?
Con un clic è stato possibile avvisare tutta la propria cerchia di conoscenti, amici e familiari, velocizzando in tal modo l’avviso manuale di ciascun membro della rete sociale.

Oltre alla manifestazione di solidarietà, gestita da Facebook attraverso la possibilità di sovrapporre alla propria immagine di profilo la bandiera francese, il social si è preoccupato quindi di gestire il traffico delle ricerche relative alla persone che si trovavano nella zona attentata, evitando rallentamenti o blocchi del social dovuti all’afflusso di un numero eccessivo di persone contemporaneamente.

Secondo il The Huffington Post, nelle 24 ore seguenti all’attacco il Safety Check è stato utilizzato da 4.1 milioni di persone. E a poco servono le inutili polemiche che alcune persone hanno rivolto a un social che non è stato in alcun modo concepito per aiutare le persone in caso di catastrofi, di fronte a questi ingenti numeri.

Aiuti e solidarietà anche su Twitter
Facebook è stato l’unico social ad essersi impegnato attivamente
nell’aiuto e nel sostegno solidale di familiari e amici delle vittime dell’attentato di Parigi. Un cosa che ci saremmo piuttosto aspettati da Twitter, che ha nel fornire informazioni immediate e prive di barriere la sua ragion d’essere.

Invece, su Twitter a mobilitarsi sono stati gli utenti, che hanno messo in gioco una serie di hashtag che sono subito entrati nei trend topics. La polifunzionalità di questo social si può notare dalla varietà degli stessi hashtag, che hanno permesso di ottenere scambi di informazioni sulla situazione (con l’hashtag #ParisAttacks), di ricercare le persone disperse (#ResercheParis), di fornire aiuto nelle proprie abitazioni (#PorteOuverte), ma anche di esprimere la propria solidarietà (#PrayForParis o #JeSuisParis).

Concludendo
Oltre a varie misure di sostegno fornite da governo, polizia e associazioni francesi sul territorio, che hanno fornito linee telefoniche create appositamente per segnalare i feriti o per avere sostegno psicologico, i Social Network si sono rivelati estremamente utili.

Quello che si mostra è come i governi siano fermi a misure tecnologiche d’urgenza di almeno cinque anni fa. Creare un numero verde, sapendo quanto le linee possano essere intasate, e non riuscire a creare un’applicazione che fornisca le stesse informazioni ottimizzando i tempi e semplificando la vita agli operatori, ha permesso a social come Facebook di inserirsi nel gap culturale e di gestire la crisi in modo “attuale”.

I programmatori della Safety Check, che hanno fatto un’opera grandiosa, non richiesta e non pretesa da nessuno, poiché esula dai compiti del social, non hanno fatto altro che applicare le conoscenze che abbiamo nel nostro quotidiano. Non hanno creato nulla di innovativo, futuristico o impensabile al di fuori del social.

E penso che, se non l’avessero fatto loro, probabilmente l’avrebbe abbozzato qualche programmatore informatico che voleva rintracciare i propri cari, così come sono stati gli utenti a gestire la crisi su Twitter e ad organizzarsi in hashtag che permettessero di perseguire un obiettivo specifico, dall’aiuto alla solidarietà.

Credo che questa esperienza ci insegni che è possibile, con la tecnologia odierna, creare misure protettive efficienti per i cittadini di una città, che se non sono pensati per gli attentati lo saranno per i terremoti, gli incidenti o gli allagamenti.

Tanto, come per ogni altro gap statale, in caso di mancanza le persone coinvolte sono fortunatamente sempre capaci di organizzarsi in modo sociale, o in modo social, per aiutarsi l’un l’altro anche in una situazione tragica come questa.

Annalisa Viola


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