Tecnologia per l’accessibilità: intervista a Roberto D’Angelo

La tecnologia deve rendere il mondo più accessibile a tutti, a prescindere dalle proprie problematiche fisiche o cognitive. Ne è convinto Roberto D’Angelo, lead di Office 365 di Microsoft e CEO di Fight the Stroke che ho intervistato per capire le potenzialità dei suoi progetti.

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“Quando si pensa alla disabilità, pensiamo subito al simbolo dell’uomo in carrozzina” esordisce Roberto D’Angelo, responsabile di Office 365 all’interno di Microsoft Italia durante una conferenza per Nuvola Rosa, “ma le disabilità sono di diversi tipi. Anzi, qualsiasi persona etichettata come normale può trovarsi in un ambiente scarsamente accessibile.”

Roberto D’Angelo

“Pensate a quando fate un viaggio all’estero e non conoscete la lingua del Paese ospitante: come vi sentite? Rimpiazzate la difficoltà di comunicazione con dei gesti, ma non è affatto facile farsi capire. In quel momento, non siete diversi, per esempio, da una qualsiasi persona muta della vostra città”.

L’esempio è calzante, soprattutto in una conferenza intitolata “Tecnologia e Design in un mondo più accessibile a tutti”. Per “tutti” non si intende la mera integrazione di chi possiede un deficit rispetto a coloro che sono “normali”, senza alcun handicap. Quel “tutti” sta proprio a significare “tutte le persone”, ciascuna con le proprie capacità e possibilità, che la rendono unica e diversa dalle altre. E ciò comprende anche le persone portatori di un deficit fisico o mentale, ma non solo. Anziani, stranieri, donne incinta, ciechi, sordomuti, bambini, amputati, paralitici… Le difficoltà a muoversi coi mezzi pubblici, ad esempio, di una persona in sedia a rotelle non sono del tutto diverse da quelle di un genitore con un neonato in carrozzina. Tutti devono poter sfruttare al massimo il mondo in cui vivono, ed è per questo che si è usciti dall’ottica di integrazione delle persone bisognose e si è approdati al concetto di accessibilità del mondo da parte di tutte le tipologie di persona.

Per rendere il mondo più accessibile, è possibile creare delle tecnologie che permettano a tutti di sfruttare il potenziale del proprio ambiente. Microsoft ha fatto sua questa missione e si sta impegnando a creare sempre nuove opportunità che sfruttino l’innovazione tecnologica nel campo dell’accessibilità. Inoltre, Roberto D’Angelo non lavora solo per Microsoft, ma è anche amministratore delegato di una associazione onlus, Fight The Stroke, che si occupa dell’ictus cerebrale nell’infanzia.

Roberto, sua moglie Francesca e loro figlio Mario raccontano la loro battaglia contro l’ictus prenatale a TED

Per capire meglio le potenzialità dei progetti ai quali Roberto lavora, ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con lui.

  • Ciao Roberto, parliamo di tecnologia volta alla “accessibilità”. Che cosa intendi con questa parola?

La missione di Microsoft è di “abilitare ogni persona ed ogni organizzazione nel mondo a fare di più”: se guardi alla tecnologia e al design da questa prospettiva diventa naturale parlare di accessibilità e, soprattutto, pensare all’accessibilità come un modo per abilitare chiunque a fare di più, a sfruttare il proprio potenziale indipendentemente dalle capacità motorie o cognitive (temporanee o permanenti) che ognuno di noi ha a disposizione in ogni momento della propria vita.

  • Oltre a lavorare per Microsoft, svolgi il ruolo di CEO nell’associazione FightTheStroke.org. Ci racconti la vostra storia, come associazione? Quale dei due lavori precede l’altro e in che modo il lavoro di Office 365 Lead a Microsoft influenza quello all’interno di Fight the Stroke, e viceversa?

FightTheStroke è nata nel 2013 con l’obiettivo di aiutare i giovani sopravvissuti all’ictus, quando per la prima volta abbiamo raccontato la nostra storia a TED.

Con l’ictus si identifica una mancanza temporanea di ossigeno in alcune parti del cervello, che reagisce ‘spegnendo’ dei neuroni, con conseguente debilitazione di alcune funzioni motorie o cognitive. Eppure oggi associamo questa malattia soltanto alle persone adulte mentre in pochi sanno che può colpire anche i bimbi, addirittura la fase della vita in cui siamo più vulnerabili è proprio dentro la pancia della mamma. A partire dall’esperienza con nostro figlio Mario (che oggi ha 4 anni), io e mia moglie Francesca abbiamo deciso di non arrenderci e investire nello studio di nuove strategie riabilitative/abilitative specifiche per i bambini, a partire dagli studi fatti all’Università di Parma, dal prof. Giacomo Rizzolatti, sui Neuroni Specchio.

Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato scopritore dei Neuroni Specchio.

Dall’altra parte io lavoro in Microsoft dal 1998 e nel 2011, quando è nato Mario, ero responsabile di alcune iniziative a livello Europeo, un lavoro che richiedeva di viaggiare molto e che, per fortuna sono riuscito, col supporto dell’azienda, a “convertire” in un ruolo sempre legato alle ultime tecnologie cloud, Office 365 appunto: dovendo viaggiare molto meno, ho così avuto la possibilità di dedicarmi a Mario e alle sue necessità.

Le due cose si intrecciano moltissimo, non c’è una vera priorità, anzi si sostengono a vicenda: la tecnologia è fondamentale per fightthestroke.org e l’esperienza di una “startup sociale” mi ha dato la possibilità di imparare sul campo moltissime competenze sulla gestione dell’innovazione e dell’inclusività che mi tornano utili nel lavoro di tutti i giorni in Microsoft. E poi la vera anima di FightTheStroke.org è mia moglie Francesca Fedeli, che molto coraggiosamente, ha deciso di lasciare completamente il lavoro “d’ufficio” e dedicarsi a tempo pieno all’associazione: è con lei che abbiamo recentemente pubblicato il libro ‘Lotta e sorridi. Una storia d’amore e scienza’, in cui raccontiamo la nostra esperienza e i cui proventi servono a sostenere i progetti dell’Associazione (che potete acquistare online qui, ndr).

Il libro della moglie di Roberto, Francesca, parla della storia del piccolo Mario (in copertina) e della sua lotta contro l’icuts infantile.
  • Per scopi clinici, in Microsoft utilizzate anche la robotica. In quali casi? Come funziona?

Microsoft è sempre stata un’azienda molto inclusiva e con l’arrivo del nuovo CEO, Satya Nadella, è stato fatto un ulteriore, ed enorme, passo in avanti. Parole come accessibilità, design, inclusività sono ora veramente all’ordine del giorno, come diciamo noi, al “core” di quello che facciamo. Di qui l’interesse per applicazioni della tecnologia che veramente possano migliorare la vita delle persone, dal cloud alla Kinect, fino a Skype translator e i prossimi Hololens. Qui trovate alcuni spunti che raccontano i prodotti Microsoft dal punto di vista dell’accessibilità.

  • Nella tua esperienza, hai mai incontrato persone che avrebbero senz’altro beneficiato dell’uso degli strumenti “accessibili” ma che sono stati riluttanti nell’utilizzarli? Se sì, quali motivi adducevano?

Sinceramente no, non ho mai incontrato qualcuno che non volesse usare strumenti “accessibili”, anzi credo esista il problema contrario, di troppi pochi strumenti accessibili. E’ lo scopo che guida la funzione, da questo punto di vista chiunque abbia una necessità sicuramente può trovare nella tecnologia un alleato indispensabile, magari qualche volta si tratta di trovare persone veramente brave nel raccontare cosa la tecnologia può fare, in modo che se ne possa capire subito l’applicazione in ambiti come quelli che stiamo discutendo, questa è un’area su cui con fightthestroke.org stiamo investendo molto, mescolando design, storytelling e appunto accessibilità.

  • Pensi che l’IoT (Internet of Things) modificherà il modo di rendere accessibile la società a tutte le tipologie di persona?

Penso che l’Internet delle Cose stia già modificando il mondo intorno a noi, ad una velocità senza precedenti, tanto che in molti già parlano dell’Internet delle Persone. Ci sono centinaia di dispositivi che dialogano tra di loro o che almeno sono in grado di consumare e produrre informazioni. E siamo solo all’inizio. Nell’ambito dell’accessibilità si tratterà di usare tutti questi dati per costruire “on the fly” delle esperienze accessibili e su misura per le necessità della singola persona. Faccio solo un esempio molto banale: immaginate il caso di una persona con problemi motori agli arti superiori, che usa oggetti quotidiani quali forchetta e coltello e pensate alla possibilità che questi oggetti aiutino a tracciare i progressi nell’uso delle mani, registrando angoli di supinazione e pronazione. O chi si muove su una carrozzina intelligente che dialoga con gli edifici, così da aprire le porte o predisporre le rampe automaticamente. L’esperienza di Guide Dogs in UK ad esempio usa sensori diffusi nella città per aiutare la mobilità di persone con disabilità visiva. E sono solo alcuni esempi, il dialogo macchina-a-macchina che è alla base dell’Iot sta aprendo scenari incredibili e non potrei essere più entusiasta di essere parte di questa trasformazione. Come dicono i miei colleghi in US, stay tuned!

Insomma, le idee di Roberto sono molto chiare e le potenzialità della tecnologia applicata all’accessibilità di portata enorme, ma non solo: la riformulazione del concetto di “disabilità” a costrutto che riguarda tutti noi, in un qualche momento della vita o in determinati ambienti, posiziona i creatori di queste tecnologie in un ambito del tutto diverso. Non si tratta più di “integrare” la persona con difficoltà al mondo “normale”, ma di permettere a chiunque di sfruttare al massimo le possibilità che l’ambiente gli propone.

La sfida è quella di conciliare questa nuova visione della disabilità all’ideazione di tecnologie sempre più puntuali e veloci. La connessione delle persone agli oggetti, o IoT, aiuterà a creare numerose possibilità per tutti, come abbiamo visto ad esempio in Guide Dogs, anche se la questione presenta numerose criticità quando gli IoT vengono utilizzati per scopi di marketing o di sorveglianza, ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

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Roberto durante la conferenza di Nuvola Rosa

Quello che mi preme è osservare che esistono persone che, come Roberto, si impegnano a utilizzare le innovazioni tecnologiche per scopi benefici, che permettono di migliorare il nostro benessere psicofisico nel nostro quotidiano (come vedremo più avanti, anche gli scienziati dell’Intelligenza Artificiale si sono premuniti al riguardo).

E con lo “stay tuned” di Roberto, rivolgo a tutti la mia speranza che le innovazioni tecnologiche, che seguo appassionatamente qui su Psybernetic and More, siano sempre adoperate per questo genere di scopi.

Annalisa Viola


Continua a seguire Annalisa Viola su:  www.psyberneticandmore.wordpress.com

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