LibriAMO: Amélie Nothomb – Sabotaggio d’amore.

“Platone definisce il corpo uno schermo, una prigione, e gli do cento volte ragione, tranne che per le bambine. Se Platone fosse mai stato una bambina avrebbe saputo che il corpo può essere esattamente il contrario: lo strumento di tutte le libertà, il trampolino delle più deliziose vertigini, il salto a campana dell’anima, la cavallina delle idee, scrigno di virtuosismo e di velocità, unica finestra del povero cervello.”

Non ho parole per descrivere la grazia con cui questa donna sia stata capace di conquistarmi. Parlando di lei, Le Figaro afferma :” Se fosse un personaggio di Perrault, sarebbe insieme il lupo e Cappuccetto Rosso“. Realista, eppure al di sopra di ogni nube, delicata come un giunco ma incisiva come il silenzio, Amélie Nothomb è geneticamente belga , francofona e giapponese di nascita (Kobe, 1967). Sabotaggio d’amore è il suo secondo romanzo, datato italicamente 1998 e vincitore del Prix Littéraire de la Vocation e del Prix Chardonne.

La Seconda Guerra mondiale è terminata, e Amélie cresce a Pechino, nel “ghetto diplomatico”, dove sono i bambini a capire che “bisogna rifare tutto”, perché gli adulti non sono bravi nemmeno a fare la guerra. A sette anni una bicicletta è un cavallo, ed un magazzino una linea nemica; lo sguardo su quel che si trova fuori, la consapevolezza che solo un bimbo può tradurre in parole, la scoperta del primo amore. Tutto questo in un’atmosfera impossibile da collocare spazio-temporalmente, ed un’ironia che finemente riesce nel tanto agognato sabotaggio di quelli che vengono definiti “buoni sentimenti”.

Questo libro mi ha strappato ben più di un sorriso, e mi ha avvolto in quello che potrei descrivere come “stile Nothomb“: leggero, senza impegno, ma con un risvolto umano che va ben oltre la superficie piatta delle parole.

Ve lo consiglio di cuore.

Sabotaggiodamore

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