Mano forte.

Sono in treno, direzione Toscana, e pensavo preoccupata a che notizie presentarvi oggi. La connessione è quella che è, il tempo anche. Poi ho iniziato a guardare fuori dal finestrino, ed il sorriso è comparso come per magia.

Mi sono appena resa conto di una meraviglia, che va avanti da molto prima che io nascessi, ma che personalmente ricordo dai sei anni in avanti: esistono ancora i nonni che, in bicicletta e con una pazienza infinita, portano i nipotini in stazione a vedere “i ciuf ciuf”. Sono su un treno maledettamente regionale, e abbiamo già passato 5 paesini. In ognuno di essi si ergeva almeno un nonno, con sguardo serio ed un sorriso timido.

Altro che televisione, altro che bambini schiavi di videogame e computer. E posso assicurarvi che quel che vi racconto non è cosa da poco. Sono passati anni da quando mio nonno se ne è andato, anni da quando poteva tenermi sulle ginocchia. Eppure ricorderò sempre il suo sguardo divertito, la sua mano callosa mentre mi stringeva e mi diceva “Guarda, Martina, arriva un treno lungo lungo”.

Voi, che potete, apprezzate i vostri nonni, le colonne portanti della vostra famiglia e anche della vostra infanzia. Mantenete quell’istituzione, sacra e secolare, che ha permesso alla mia generazione, come a tutte quelle.prima, di avere una vita autentica, meravigliosa nella sua semplicità. Un vita fatta di lavoro duro, di piccole gioie che, da sempre, fanno sembrare il mondo un posto migliore.

Grazie nonni; grazie di renderci, generazione dopo generazione, persone migliori.

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