Il linguaggio della politica e la politica del linguaggio.

“Non trovo giusto che donne che svolgono un ruolo, di vertice o no, non debbano avere un riconoscimento di genere, perché è il segno che vengono considerate delle ‘comete’: passeranno, tutto tornerà come prima, tutto tornerà al maschile”.

Così Laura Boldrini, Presidentessa della Camera, politicizza, e stavolta a ragione, la lingua. Lei, che dagli inizi ha chiesto di essere chiamata “La Presidente”, che da sempre esorta giornalisti e colleghi ad aggiornarsi, a rendere conto della realtà dei fatti: le donne ci sono e vogliono essere riconosciute.

Un appello, una richiesta ed un invito; non solo rivolto agli uomini ma, soprattutto, un grido alla consapevolezza delle donne: siete tali, fate in modo che il mondo lo riconosca.

Avanti tutta, donne!
Perché mai come adesso è stato importante ribadire che ci siamo, che siamo all’altezza e che, esattamente come gli uomini, abbiamo il diritto di essere apprezzate e valorizzate. Perché non è questione di superiorità o di sessismo: è questione di rispetto dell’identità personale.

 

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