Prendimi le mani.

Volevo scrivere di qualche fatto di cronaca. Ma mi hanno insegnato che il bene non fa rumore e che la bontà si nasconde dove meno te lo aspetti.

In stazione c’era una signora che chiedeva l’elemosina. Odore non al top, chiaramente non uscita dalla settimana della moda. Chiedeva soldi, con voce sottile, occhi bassi. E come quella voce ha sconvolto me, deve aver fatto lo stesso effetto anche a L.R, studente di Sociologia  al secondo anno. Non solo si é fermato, ma è anche stato il piccolo miracolo del giorno.

Ha preso per mano la dolce vecchina, l’ha condotta al bar e si è fermato con lei, per più di un’ora, a parlare. Mi ha detto che Anna, questo il suo nome, é rumena. Che il marito é sparito con i figli e lei é rimasta sola, senza soldi e senza lavoro. Ha venduto la casa e vive dell’assistenza diocesana.

Sa dipingere, cucinare e badare alla casa. Ma nessuno la vuole, i suoi amici non le parlano più.

L. si é fermato per lei, per la sua voce sottile e per la sua mano imbarazzata. Si é fermato perché siamo tutte persone, perché non sai mai quale storia si nasconda dietro un paio di occhi, dietro una richiesta di aiuto. Si è fermato perché una vita vale sempre la pena di essere ascoltata, vissuta ed aiutata.

Credo in questo amore silente, in questo scambio di vite ed in questo sorriso sincero.
Ed ho scelto di condividerlo con Voi.

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