Ma dove vai se la banana non ce l’hai?

Persone; vi parlo di loro, mi affascinano, le stimo.

Oggi vi parlo di Dani Alves, terzino del Barcellona. E’ in Spagna da 11 anni e gioca in una delle squadre top; eppure questo sembra non bastare a frenare quel mare d’ignoranza chiamato razzismo. Durante la partita contro il Villareal, infatti, una banana è piovuta in campo, come sommo spregio a chi, di rivalità, ne parla solo sul manto erboso.

Non si è scomposto, non ha abbandonato il campo, come fecero a loro tempo Boateng e Robi Carlos. Si è fermato, perplesso per un momento; poi, con estrema naturalezza, ha trasformato un insulto in uno spuntino, addentando la banana prima di tornare a giocare. Difeso da Neymar, amico e compagno di squadra, Alves è diventato un esempio acnhe per tutti coloro che, in categorie inferiori, combattono ogni giorno contro la discriminazione razziale.

E così scivolano via i cori razzisti, le offese alimentari e la stupidità delle persone; tutto passa, quando dalla propria si hanno intelligenza e senso dell’umorismo, quando non si ha bisogno di nessuno per sapere quanto si vale.

Io sorrido, sinceramente, con Dani e con tutti coloro che lottano quotidianamente contro ogni genere di discriminazione.

 

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