The great Italy.

La grande bellezza” è un film che parla di noi.

Parla dell’Italia dei revival, del mito e delle feste. Parla di noi, di come siamo, di come vorremmo essere e di come eravamo. Di Pompei che muore mentre nelle discoteche si sentono ancora canzoni della Carrà.

E’ un film scomodo, che ci ricorda i nostri mostri, ce li propone vestiti di porpora e di vergogna. Sorrentino, con quel genio che apprezzo tanto, rende comodo il nostro disagio, come i divani sui quali tutti i personaggi si adagiano, molli, di fronte ad un mondo che corre troppo velocemente, in troppe direzioni, troppo forte per potercisi ambientare.

Servillo, da parte sua, diventa Jep, diventa me, diventa tutti coloro che in questo marasma, in un modo come un altro, riescono a trovare, o a crearsi, uno spazio di riflessione, di critica e, perchè no, anche di auto-ironia. Jep è la casalinga che stira guardando le soap opera, è l’operaio che risparmia per comprare alla moglie i vestiti firmati, è lo studente di Giurisprudenza che a due anni dalla Laurea già gira con il completo e la ventiquattr’ore in pelle.

Credo che questo Oscar, vinto nella categoria “Miglior film straniero”, sia realmente meritato. E non lo dico solo da fan, ma anche da blogger e soprattutto da italiana.

Grazie Paolo, grazie Toni e grazie Italia per essere quello che sei: un meraviglioso controsenso.

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“Ma cosa avete contro la nostalgia? È l’unico svago che resta a chi è diffidente verso il futuro.”

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